Neverending Forum


 
IndicePortaleCalendarioFAQCercaLista UtentiGruppiRegistratiAccedi

Condividi | 
 

 DESTINAZIONE SUDENBURG

Andare in basso 
AutoreMessaggio
DR_PanG



Numero di messaggi : 4
Data d'iscrizione : 04.05.08

MessaggioTitolo: DESTINAZIONE SUDENBURG   Dom Mag 04, 2008 9:08 pm

Questo è il Bg della mia armata impero, nonchè di una campagna giocata con i miei amici, spero vi piaccia:



Capitolo 1





“CORRI! CORRI!” , quelle parole
tornano alla mente in mezzo ai pensieri annebbiati, poi lo sento, torno
lentamente cosciente ed è inevitabile, le ossa rotte tornano a straziare le mie
carni, l’urlo che vorrei lanciare non riesce a lasciare le mie mascelle serrate.
Chi me l’ha fatto fare…” penso, poi
il dolore è così forte da farmi perdere di nuovo conoscenza.


“Ohhh, a quanto pare il nostro
dormiglione ha deciso di tenermi finalmente un po’di compagnia, sveglia su! Sei
l’unico in infermeria: il viaggio è appena iniziato… ”, la voce e tenera e
materna, non l’ho mai sentita prima, ma per aprire gli occhi e guardare da chi
proviene mi ci vogliono ancora alcuni secondi. “Bravo, ormai cominciavo a
pensare che non avremmo scambiato una parola fino a Sudenburg”, è una giovane
donna di come nella mia terra non se ne vedono spesso, la carnagione chiara e i
capelli biondi tradiscono la sua provenienza, l’accento delle sue parole
tolgono ogni incertezza: è un’infermiera imperiale. Ad occhio e croce dovrebbe avere
la mia età, non è la prima volta che finisco su un letto in condizioni pessime,
capirai, con il mio lavoro poi…ma, di certo, è la prima volta che vale
veramente la pena risvegliarmi. “Allora” - dice lei - “che mi dici di bello?”
alzo un sopracciglio, non me ne rendo nemmeno conto ma la faccia della ragazza
sembra divertita “da dove vieni? Che ci fai su questa nave?”. Nave, ad un
tratto riesco a mettere insieme qualche pezzo in più della mia vita nella testa
confusa, sono su una nave, non capisco chi mi ci abbia portato però ricordo che
era proprio verso una nave che mi stavo dirigendo. “Monte Castello” la mia voce
è ancora incerta, ma, le parole, escono abbastanza chiare “Un Tileano del sud”
- commenta lei – non enfatizza il concetto e probabilmente lo dice solo per
trasformare l’interrogatorio in dialogo, ma non posso fare a meno di arrossire
e vergognarmi un po’, non riesco ad essere però abbastanza veloce a mascherarlo
perché frettolosamente aggiunge “Terre fantastiche, è la prima volta che esco da
Eigenhof, da voi è tutto così diverso, mi è dispiaciuto tanto avere visitato
Tilea solo di passaggio.”.


Sono poche parole, non so fino a
che punto sincere, ciononostante sciolgono meravigliosamente il ghiaccio
creatosi poco prima. Provo rabbia contro me stesso, non dovrei provare vergogna
verso la mia terra, guardo diritto verso la finestra, dovrebbe essere nella
parte alta della poppa e oltre quei vetri si può, forse, osservare quello che
ci lasciamo alle spalle, se solo avessi la forza…inutile, anche al solo
pensiero i muscoli sotto le fasciature sembrano ribellarsi e, anche se fosse
ancora possibile rubare con lo sguardo l’ultimo lembo di terra prima che
scompaia all’orizzonte, avrei davvero voglia di vederlo? Criminalità, povertà,
degrado, non erano forse queste le cose dalle quali volevo scappare quando
decisi di fare il lavoro che faccio? Quante volte ho rischiato l’osso del collo
solo per salire un giorno su una nave come questa? Solo per vedere un giorno un
prete che mi si avvicina per dirmi che Volkmar il severo ha bisogno del mio
aiuto? Basta, questi pensieri mi stanno facendo star zitto per troppo tempo,
non voglio far annoiare la mia interlocutrice “Scusa se non sono di molte
parole, mi chiamo Renzo Albero, e sono qui perché Volkmar ha chiesto l’aiuto
del più grande Addestratore di Giganti”, le ultime parole fendono l’aria e la
raggelano, poi scoppia in una risata “Allenatore di Giganti? Ohh si certo, devi
averla presa proprio forte la botta in testa…” mi sale il sangue al cervello,
quelle risate le ho sentite troppo spesso e sempre per lo stesso motivo “Si lo
sono, forse non sarò l’unico ma di certo sono il migliore e Volkmar la pensa
come me a quanto pare” e tirando fuori dalla tasca una lettera di imbarco con
ben visibile, sebbene rotto, il simbolo del grande teogonista impresso nella
ceralacca, riesco a fermare definitivamente gli ultimi spasmi della risata di
poco prima. “Non è possibile…” ma oramai la cosa le sembra meno assurda lo
posso sentire chiaramente “Nessuno è mai riuscito ad addestrare un gigante, i
giganti si catturano e si gettano nella mischia delle battaglie, tuttalpiù gli
si dà da mangiare i nemici catturati prima di farlo scendere in campo per
fargli distinguere i nostri soldati da quelli avversari, ma
sinceramente…addestrare un gigante…è impossibile”, mi si allarga un sorriso,
muore dalla curiosità, faccio leva su questo e ne approfitto per chiederle “Ti andrebbe di averne una dimostrazione? In
cambio voglio solo sapere il tuo nome…
” arrossisce lusingata “Friederike Kerzenhalter,
infermiera in prova del glorioso esercito imperiale, ora aspetta però, se ti
faccio scendere da quel letto senza l’autorizzazione del medico di bordo mi
danno il benservito, se per te va bene potrai farmi vedere questa fantomatica
prova al calar della notte” mi da un bacio in fronte, mi rimbocca le coperte
come farebbe una madre al figlio che non ha voglia di dormire apre la porta e
scompare nel corridoio. Per qualche attimo penso di chiamarla, di farla tornare
indietro, poi penso d’essere patetico e desisto, mi guardo intorno, attrezzi
medici sparpagliati, vecchie garze insanguinate, non ho il coraggio di guardare
sotto le coperte, ma non ci vuole molto a capire che vengono dai miei vecchi
bendaggi, una cosa per la verità sembra fuori posto, una grande mappa del mondo
conosciuto troneggia alle spalle di una robusta scrivania in legno scuro.
Aggrotto la fronte e cerco di capire perché mai possa esserci una mappa e una
così bella scrivania in infermeria quando l’aprirsi della porta mi fornisce la
risposta. A passo svelto, come se non esistessi, entrano tre figure distinte,
si dirigono verso la mappa senza dire niente poi, il più basso dei tre sbotta “Inizia bene questo viaggio, stiamo perdendo
almeno quattro ore di navigazione seguendo questa rotta, forse capitano lei non
ha ben presente chi stiamo trasportando e quanto valgano le risorse caricate su
queste navi!
”, il capitano, o almeno colui che capisco esserlo, sia dallo
sguardo della nervosa figura che lo sta squadrando, sia dall’inconfondibile
uniforme, china leggermente il capo verso la mia posizione, il silenzio diventa
pesante. “Chi diavolo…”.
Tornare in alto Andare in basso
Vedi il profilo dell'utente
DR_PanG



Numero di messaggi : 4
Data d'iscrizione : 04.05.08

MessaggioTitolo: Re: DESTINAZIONE SUDENBURG   Dom Mag 04, 2008 9:08 pm

Capitolo 2





Non riesco più a fare a meno di
fissare la porta, non credo che ritorneranno nella stanza tanto presto, ma non
sapere cosa stanno dicendo mi sta rendendo pazzo, il capitano ha giustificato
la mia presenza dicendo che la vera infermeria di bordo è stata usata per
stivare munizioni e archibugi e che non poteva immaginare di avere dei feriti a
bordo prima dello sbarco, mi avevano perciò portato nell’ufficio del primo
ufficiale, a quanto pare ufficio dove si discutevano le rotte da seguire,
perché una volta partiti ci sarebbe stato un bisogno minimo di utilizzare
quegli spazi. Qualcosa doveva però essere andata storta, queste giustificazioni
avevano fatto andare su tutte le furie la terza figura, quella che sembrava
calma fino a quel momento, un tipo calvo, magro e di mezza altezza che sfido
chiunque a non inquadrare subito come mite persona, il monile a forma di
martello che portava al collo e le vesti colorate, poi, stavano chiaramente a
simboleggiare i suoi voti sacri. Le minacce, gli insulti e le imprecazioni
colorite e fantasiose di costui mi lasciarono allibito, da quel poco che ho
potuto capire in mezzo allo sgomento, ci sono tre navi dirette a Sudenburg, su
ciascuna di queste grandi navi c’è un numero impressionante di soldati, armi,
cavalli e munizioni, ma nonostante questo l’unica cosa della quale bisogna
prendersi spasmodica cura è l’incolumità di Volkmar. Da come ne parlavano non
si trova su questa nave ma di sicuro è in una delle altre due, credo sia per
questo che il prete e il suo portaborse sono così preoccupati della rotta e che
questa rimanga assolutamente segreta. Del motivo di questo viaggio io so solo
quello che mi disse quel prete a Monte Castello, una gloriosa marcia di
conquista in nome di Sigmar e io sono disposto a credere a chiunque renda
pesanti le mie tasche di monete d’oro. L’unica cosa che non mi torna sono le
parole che seguirono questa spartana descrizione dei nostri obiettivi futuri,
mi disse che il mio aiuto sarebbe stato fondamentale, che solo una persona che
faceva il mio mestiere con la mia abilità poteva dare all’esercito sigmarita un
asso da giocare nel momento più opportuno. Queste cose m’inorgogliscono, certo,
se non fosse che di tale considerazione non c’era traccia nel tono del prete di
bordo né tantomeno nel suo vice. Un fulmine trapassa la mia testa, “la lettera!” , quando la misi in tasca
il sigillo era integro, per farla vedere a Friederike invece ho notato il
sigillo spezzato, qualcuno ha letto la missiva e visto che mi trovo sulla nave
giusta deve averla letta la persona giusta, tentenno un attimo, non è corretto
che io la legga, non era indirizzata a me, se avessero voluto che io la
leggessi me l’avrebbero consegnata aperta, “non
posso
”, “devo sapere quello che c’è
scritto, mi sono ficcato in qualcosa più grande di me devo sapere tutto quel
che posso…
”, “no, mi hanno dato tutto
l’oro che ho chiesto e mi hanno assicurato che avrò la cittadinanza di
Sudenburg per sempre dopo il conflitto, non devo far niente che possa
contrariarli
”, “si, ma infondo qui
non c’è nessuno e poi perché non se la sono tenuta dopo averla letta? Non c’è
niente di male e nessuno lo verrà a sapere, basta ho deciso…
” prendo la
lettera, ho le mani sudate, i pezzetti di ceralacca rossa si spezzano
ulteriormente facendo dei fastidiosissimi scricchiolii che nel silenzio della
stanza mi fanno temere li possa sentire qualcuno. Non arriva nessuno, tiro fuori
un pezzettino di pergamena. Dapprima faccio fatica a leggere, le lettere sono
tutte molto romanzate, il linguaggio adoperato non è tra i più facili, ma alla
fine riesco a capirne il contenuto:





“Egregio signor Comandante,


è ordine di vitale importanza che
colui che reca con se questa missiva arrivi a Sudenburg con la vostra nave, gli
venga riservato un trattamento di favore, lo consideri un mio protetto in
quanto la sua opera potrà salvare molte vite ai nostri soldati e arrecare molti
lutti tra le fila nemiche. Ho già dato ordine affinché il gigante con il quale
egli lavora più frequentemente venga portato in condizioni di sicurezza presso
le vostre stive. Tenga conto che la sua incolumità ha più valore della mia
stessa vita ma è necessario che nessuno ne sia a conoscenza, dobbiamo
mantenerlo in bassissimo profilo per evitare attentati alla sua vita. Mi affido
alla sua discrezione.


Per la Gloria di Sigmar,


In fede


Volkmar il severo.”





Un nodo alla gola mi assale, per
quanto tempo sono rimasto incosciente? Cosa stavo facendo quando ho subito
questo incidente? Qualcuno ha avuto modo di leggere questa lettera prima del
capitano? Il sigillo è arrivato intatto nelle mani di qualche imperiale o è
stato violato prima? A queste domande non ho nessuna risposta ma ne potrebbe
andare della mia vita. E poi perché mai tanto interesse per me? Provo ad
immaginarmi sul campo di battaglia, forte come cento uomini, determinante per
la vittoria sul nemico, non riesco a farlo durare a lungo, non ho mai preso in
mano una spada, so fare solo il mio lavoro, e non vedo quale utilità bellica
possa mai avere. Sprofondo nel cuscino, faccio tutto un po’ ingenuamente e dopo
pochi secondi i muscoli tornano a farmi male, devo ricordarmi di fare
attenzione, stavolta lentamente mi giro su un fianco, la stanza è ormai buia,
il sole è calato da un pezzo. “Sarà meglio
dormirci su, troppe emozioni per una giornata sola
” farfuglio con la bocca
mezza schiacciata dalla posizione, chiudo gli occhi e rilasso il corpo
martoriato. Ad un tratto lo sento, stanno provando a farlo piano, senza fare
rumore, ma la maniglia si sta abbassando non posso fare a meno di capirlo, sono
di spalle alla porta e la stanza è buia, non so chi mi potrebbe sentire mai se
gridassi aiuto, serro nuovamente gli occhi, la porta si richiude: Non sono più
solo nella stanza!


Ultima modifica di DR_PanG il Dom Mag 04, 2008 9:09 pm, modificato 1 volta
Tornare in alto Andare in basso
Vedi il profilo dell'utente
DR_PanG



Numero di messaggi : 4
Data d'iscrizione : 04.05.08

MessaggioTitolo: Re: DESTINAZIONE SUDENBURG   Dom Mag 04, 2008 9:09 pm

Capitolo 3







Non c’è molto tempo per riflettere,
non sarò un guerriero, ma sono sopravvissuto fino ad oggi perché non ho
aspettato che gli altri facessero la prima mossa. Sono vestito come quando mi
hanno trovato e se non mi hanno tolto gli effetti personali… “perfetto” penso afferrando lo stiletto
abilmente inserito nel retro della cintura. Una mano mi tocca la spalla “Sangue del diavolo, non penserete mica di
riuscire anche a prender bene la mira sul mio cuore!
” questo grido mi da la
forza di ignorare il dolore quando mi giro di scatto, il movimento però risulta
goffo e bloccato, lo stiletto taglia leggermente una manica nel buio, si sente
il rumore della stoffa squarciarsi ma nessuna resistenza che faccia pensare a
un colpo ben assestato. “Sono morto” non posso fare a meno di pensarlo mentre
cado pesantemente con la faccia a terra.



Spero tu abbia una buona giustificazione per questo” sento dire
sopra di me. Il mio cuore perde alcuni battiti, come ho fatto ad essere così
stupido? “Dovrai risarcirmi la veste, pazzo
furioso!
”, ho riconosciuto la voce e non so quanto preferirei la morte a
questo. “Non sarei dovuta venire, tu
vaneggi e io sono più stolta di te se di do ascolto.
” mi dice con la voce
rotta dallo sforzo, capisco quanto possa essere difficile per lei aiutarmi a
tornare sul letto, soprattutto dopo quello che le ho fatto. “Devi scusarmi Friederike,
non ricordavo più il nostro appuntamento, pensavo si trattasse degli
assassini.” scoppia a ridere, ormai non so più se mi prenderà mai sul serio
“Certo, gli assassini, chi non pagherebbe i migliori sicari del mondo per
togliere di mezzo un moribondo addestratore di giganti, avrei dovuto
immaginarlo” il sarcasmo della sua voce è esasperato, risulterebbe fastidioso
se non mi sentissi tanto in colpa nei suoi confronti. “Dai non pensiamoci più, ormai ho le tasche piene d’oro, non sarà un
problema farti dimenticare l’accaduto
” e infilo una mano in tasca,
“MALEDIZIONE!” sono state ripulite, le domande sul mio stato d’incoscienza
tornano a fare capolino, ma le ricaccio con forza, “Sono stato derubato!”, mi
guarda perplessa, non sa se offendersi o meno “Bhè se pensi che io possa…” – “
Non lo penso e non ho detto niente di simile, la verità è che ho tutto apposto
nelle tasche tranne l’oro…” la rabbia lascia il posto alla compassione “Non so
che dirti Renzo, non ho visto quando ti portavano qui, né da chi venivi
portato, sono stata chiamata dal comandante e mi sono presa subito cura di te,
non ti si è avvicinato nessuno da quel momento in poi.”, sono riuscito solo a
farla sentire in colpa di cose in cui non centra affatto, se mai fosse
possibile mi sento peggio di prima, cerco di cambiare discorso “Basta pensare a queste cose, non mi era
stato dato che un anticipo per le spese di viaggio, viaggio che sto già
compiendo senza ulteriori sborsi, non ho bisogno di quel denaro, ben altro mi
aspetta alla fine di questa avventura. Non
si era detto che ti avrei mostrato di cosa sono capace?
”, devo averle
ridestato la curiosità, “Se te la senti
ancora, ti ho portato questa sedia a rotelle, non dovremmo essere troppo
visibili a quest’ora, la maggior parte
sono indaffarati nel gestire la nave e nel giocar d’azzardo gli altri saranno
andati a dormire.
”, per la prima volta da quando sono su questo letto
riesco ad allargare tutto il mio sorriso “Se
sono pronto? Non aspettavo altro!
”.



Il corridoio è buio, ma non quanto
la stanza dalla quale usciamo furtivamente, per la verità lei non mi ha chiesto
nemmeno dove andare, immagino voglia allontanarsi quanto più possibile dagli
alloggi del capitano e del medico di bordo prima d'aprir bocca. Giriamo un
angolo, poi un altro, qualche scalino ci crea non poche difficoltà, finalmente
una rientranza nella parete ci assicura abbastanza da fermarci a parlare. “Allora addestratore, dove ti devo portare
per avere questa dimostrazione?
”, ci penso un attimo, cosa so veramente di
lei? E’ davvero chi dice di essere? Non l’ho mai vista nella stessa stanza con
altre persone quindi nessuno mi può confermare di conoscerla veramente e che
questa nave sia il posto dove dovrebbe essere, sono arrabbiato di essere
riuscito ad arrivare fin qui, dov’è tutta la sicurezza di cui si era
raccomandato Volkmar? Non c’è, però, troppo tempo per riflettere, devo decidere
in pochi frammenti di secondo cosa dirle “Dal
gigante, dal mio gigante, dove sennò?
” pensavo di pentirmi subito dopo aver
pronunciato questa frase, il pentimento non arriva, mi ostino a fidarmi di lei,
è qualcosa di non spiegabile razionalmente e non provo nemmeno a farlo. Non
avevo in mente nessuna reazione in particolare, quella a cui sto assistendo è
l’ultima che sarei riuscito ad immaginare, è confusa, sta cercando di far mente
locale ma l’unica cosa di cui mi da l’impressione è che non abbia minimamente
idea di dove il gigante si trovi. “Guarda,
se ti riesce difficile portarmici, fa nulla, domani chiederò al comandante di
accompagnarci!
”, “NO!” diventa
rossa in viso, lo dice con voce soffocata, ma non riesce a mascherare l’ansia
nel dirlo “Domani non ci sarà nessuna visita a nessun gigante, il comandante
non mi ha raccomandato altro di non farti uscire dalla stanza fino alla fine
del viaggio, se ora torniamo indietro potremmo non riuscire più a ripetere
quanto stiamo provando a fare stasera.”, il discorso non fa una grinza, voglio
crederle, quel No trattenuto a stento rende tutto più difficile, non riesco
però ad immaginare nessun secondo fine che esuli la semplice curiosità. Sono
certo di dover dire qualcosa quando, un suono, mi incolla la lingua al palato.
Friederike mi si butta addosso, non c’è delicatezza stavolta nei suoi modi, è
spaventata, mi ricaccia quanto più possibile nella rientranza del corridoio,
alza il cappuccio nero e porta quanto più possibile il suo mantello su di me
nell’istintivo gesto di coprirmi. Rumore di passi, una litania pervade gli
stretti spazi, non riesco ad afferrare le parole, sudo freddo. Torna il
silenzio, penso sia tutto finito, no, si sente una porta aprirsi, poi un’altra
e un’altra ancora, decine di persone riempiono il corridoio rispondendo alla
litania, rumori e grida fanno da coro alle invocazioni: Siamo nei guai!
Tornare in alto Andare in basso
Vedi il profilo dell'utente
DR_PanG



Numero di messaggi : 4
Data d'iscrizione : 04.05.08

MessaggioTitolo: Re: DESTINAZIONE SUDENBURG   Dom Mag 04, 2008 9:10 pm

Capitolo 4







Il cervello mi va a mille, non
trova nessuna soluzione perché di soluzioni non ce ne sono, siamo stipati in
una rientranza nel muro che ci copre a malapena, sopra di noi c’è appesa
un’ascia, probabilmente una semplice precauzione dell’armatore, gli incidenti
sulle navi hanno ogni colore e natura, avere qualche strumento in più a portata
di mano per risolvere i problemi può tornare utile, l’unica speranza è, che a
queste persone, non serva rompere una porta o roba simile. La voce del primo
uomo torna ad intonare la litania e la sottolinea con uno schiocco secco, fa
qualche passo, la folla che lo segue ne imita i gesti. Questa ritmica sequenza
si ripete più volte, oramai le voci sono molto vicine, temerei che possano
sentire i nostri respiri affannosi se non fosse che rumori, schiocchi e canti
li sovrastano abbondantemente. “Se ci
scoprono non sarà per niente facile spiegare la nostra presenza qui, non la
passeremo impunemente.
” Mi sussurra lei in un orecchio, “Chi sono?” le chiedo, siamo così
strettamente viso a viso che basta un filo di voce per farmi intendere, “Flagellanti, sono stati tra i primi a darsi
disponibili per questa campagna
” lo dice quasi con disgusto ma ho cose ben
più importanti da chiederle per sottolinearlo “Cosa stanno facendo?Io non ho mai sentito niente di simile” la mia
voce sembra del primo tra gli sprovveduti, cosa non troppo lontana dalla
realtà, “Te l’ho detto” la voce è
spazientita nonostante la situazione le imponga di tenere bassi i toni “Sono dei fanatici, pregano e si provocano
dolore, pensano di fare il volere di Sigmar, penso siano totalmente pazzi,
dovresti vederli scagliarsi contro un infedele.
”. Ora sono proprio davanti
a noi, smettiamo di parlare e se mai fosse possibile ci schiacciamo di più
contro la parete, nel far questo il mantello si sposta leggermente e un mio
occhio viene svelato. Non mi piace quello che vedo, ho già sentito parlare di
autoflagellazione ma non ho mai assistito alla sua pratica. Il flagello
colpisce la schiena del primo della fila, vedo chiaramente le spine farsi
strada nella carne viva, già provata da chissà quanti altri colpi, non un
gemito, non un sussulto, immagino sia per questo che ha acquisito il diritto di
aprire la strada agli altri ed intonare per primo, alza la testa al soffitto e
canta, mille parole vengono sparate in armonia nell’aria non le intendo nemmeno
questa volta sono troppo sconvolto da un'altra scoperta: ho riconosciuto quel
volto.



Guardando solo il pavimento e il
soffitto, la lunga fila lentamente scompare dietro un angolo proseguendo i suoi
canti vespertini, rimaniamo stretti l’un l’altra ancora qualche secondo, quando
il silenzio torna sovrano abbiamo il coraggio di staccarci. “Quali sono le ragioni dietro questa
campagna?
” vado dritto al punto, sono stanco di sapere le cose col
contagocce. Non ricevo risposta, “Ti ho
chiesto…
”, vengo interrotto dalla sua mano “Ho sentito ciò che mi hai chiesto, ma non è questo il momento per
parlarne, abbiamo perso troppo tempo con questo imprevisto, e se fra mezz’ora
non sei di nuovo nel tuo letto tutta la segretezza che abbiamo ricercato sarà
vana.
”, ha ragione, dobbiamo sbrigarci. “Il capitano avrà pensato bene che il gigante sia più gestibile con il
tuo aiuto, immagino che l’abbia perciò stivato nella tua stessa nave sperando
in una tua pronta guarigione
”, “Immagino
di si…
” le rispondo. Le mie parole povere di convinzione sembrano dare,
tuttavia, nuova forza alle azioni di Friederike. Con passo svelto la
carrozzella è spinta per diversi metri, quando alla fine raggiungiamo una
botola “E’ uno degli ingressi della stiva” mi dice, lo avevo supposto. Il
problema della scala a pioli sembra insormontabile, decidiamo che l’unica cosa
da fare è che scenda con la sola forza delle braccia, da solo, nascondendo la
sedia a rotelle in una delle stanze colme di attrezzature. Il dolore è superato
solo dalla mia voglia di portare a compimento questa sfida. Il fondo della
stiva è buio, Friederike ha con sé una torcia presa dal corridoio di sopra,
apre la strada, lo spazio tra le casse è poco, l’aria è pregna dell’odore acre
di polvere da sparo, teli luridi coprono ogni dove. “Non lo troveremo mai di
questo passo” dico rassegnato, nessun commento, proseguiamo. Ad un certo punto
mi sembra di udire qualcosa alla mia destra, ma non avendo la possibilità di
dirigere il fascio di luce a piacimento lascio correre, il tempo passa, mentre
il nervosismo sale. “Sarà meglio tornare indietro” piagnucolo zoppicando
vistosamente, anche stavolta non ricevo risposta, mi sto spazientendo, mi
impegno a star zitto, provo a fare un altro passo ma le stecche si sono
allentate, l’osso torna a squarciare i tendini, grido e cado a terra. La
ragazza si gira e torna a guardarmi la gamba, le fermo un braccio con forza
“TORNIAMO INDIETRO!”. E’ combattuta, non riesco più a capirla. Stringo il
braccio: stavolta voglio una risposta. Pendo dalle sue labbra ma quando sembra
dirmi qualcosa, tutto trema, le assi di legno cigolano e il rumore di un grosso
peso che crolla al suolo cattura la nostra attenzione: l’abbiamo trovato! Sotto
un grosso telo, dentro un’immensa gabbia di metallo meteoritico, dorme
beatamente il mio gigante. Sono talmente felice da riuscire a rimettermi in
piedi, mi trascino fino alle sbarre: “LITTLE JOHN!”, l’orecchio non schiacciato
al fondo della gabbia si rizza, “Sono io!”, riconosce la mia voce, si mette in
posizione seduta e mi guarda, sembra sorpreso di vedermi. “Visto? Mi riconosce!
Ora stai bene a vedere…” è rimasta a bocca aperta, è il momento di darle il
colpo di grazia. “John, vieni qui, avvicinati!”, un testone più alto di me si
avvicina alle sbarre, abbiamo fatto la stessa cosa per anni, sa bene cosa fare,
mi porge l’orecchio, gli sussurro brevemente dentro. Gli angoli di una
gigantesca bocca si alzano sardonici. John si alza in piedi in tutta la sua
magnificenza e dice con voce possente e grave: “A REZZO PIACE FREDREKE!”.
“Bravissimo John, vieni qua…” il testone torna ad avvicinarsi alle sbarre, gli
gratto con due mani il lobo sinistro, è felice. Mi giro verso Friederike, è caduta
in ginocchio, “Tu-uu… insegni a parlare aaa-ai gii-gaa-nnti?” è esterrefatta,
non se lo immaginava, “Si, hai visto? Ripete anche frasi che non ha mai sentito
prima, bhè ora non voglio darti un’immagine sbagliata, Little John è il mio
migliore allievo, non sono tutti così i giganti…”, mi avvicino a lei, le siedo
affianco, “Lo penso veramente Friederike”, le dico in un orecchio, “Cosa?” mi
risponde guardandomi dritto negli occhi, “Che mi piaci, mi piaci davvero molto
Friederike” e senza darle modo di aprir bocca la bacio.



“Non avresti dovuto farlo”, è tutta
rossa in viso, “Tu, io, insomma è sbagliato, non doveva andare così…”, sorrido
“E chi decide come doveva andare?” le chiedo. Un dardo fende l’aria e si
conficca in una cassa poco sopra la mia testa. “RENZO A TERRA!”.







CAPITOLO 5







Le mie gambe non fanno resistenza
alla spinta, la spalla sbatte violentemente a terra, i capelli di Friederike coprono
il mio volto, sento solo le grida informi di Little John, è tutto confuso,
concitato. “Fermi, ho avuto le informazioni che volevo, risparmiategli la
vita!”, è la voce di Friederike, non capisco altro, sdong, una lama si conficca
in una cassa e vibra fortemente. “BASTA!” grida lei, ma i nostri aggressori
continuano a farsi largo tra le casse, a prendere posto nei punti più alti
della stiva, a schermarsi nell’ombra, non li riesco a vedere ma ogni tanto, un
dardo avvelenato o un coltello da lancio ci sibilano affianco. Friederike vive
un misto di paura e rabbia, si alza di scatto, ma i suoi capelli sono
impigliati sotto la mia testa, una pesante massa di lisci capelli biondi cade
al suolo, rimango allibito. La guardo, lei fulmina la parrucca rimasta a terra,
non distoglie lo sguardo nemmeno quando il mio è ormai fisso sulla cima della
sua testa, una retina forcinata a regola d’arte tratteneva una folta massa di
capelli ricci e bruni che si fanno largo negli spazi aperti dallo strappo.
“Tu…” riesco a dire, dimentico di tutto il resto, “Non ora!” taglia corto lei, tira
fuori dal corpetto una lama: il mio stiletto! Me lo lancia, “Non hai ancora
capito? C’è una sola cosa che possiamo fare per sopravvivere!”, non può essere
vero, non me lo sta chiedendo, devo aver capito male, io non so combattere. “Ma
io…” balbetto, “La gabbia, La gabbia! AHHHH…” un coltello le colpisce la spalla
che faceva capolino dalle casse da quando si era alzata in piedi. Basta, non ho
molto tempo, non ho idea di cosa possa combinare Little John, in uno spazio
così ristretto, con una furia così primordiale ma devo farlo. Glang, la lama
s’infrange sul lucchetto, la gabbia è meteoritica, ma di certo non è
altrettanto nobile la serratura data la facilità con la quale si apre, bastano
pochi secondi a John per prendere la via della libertà, sparando le casse a
destra e a sinistra, l’istinto gli suggerisce di camminare sempre avanti verso
quelli che riconosce come aggressori, è la nostra salvezza, ci rifugiamo nella
gabbia, di certo non tornerà mai verso di lei. Per un attimo mi balza alla
testa quanti danni possa provocare allo scafo questa esplosione di rabbia,
ricaccio il pensiero, voglio cauterizzare la ferita di Friederike, se solo la
potessi ancora chiamare così. “Come ti chiami?” le chiedo mentre stappo un
lembo di camicia, “Me lo hai già
chiesto”, non vi è più tenerezza alcuna nella sua voce, “Questa volta ti ho
chiesto come ti chiami VERAMENTE!” il gelo è reciproco. Cala il silenzio, anche
è abbastanza inopportuno parlare di silenzio nell’occhio del ciclone di questa
folle lotta. “Farida” dice finalmente
lei “Mi chiamo Farida Jamal, figlia di Jamal VII, discendente diretta di Jamal
III il Conquistatore, la più abile spia d’oriente e quelli che ci stanno
attaccando hanno promesso a mio padre di vegliare giorno e notte sulla mia
vita, a quanto pare c’è qualcuno che ha potuti pagarli più di quanto abbiano
già ricevuto, morte e dolore a codesti traditori”, un’araba, la figlia del
sultano ed è venuta di persona a scoprire chi fossi, un breve tic mi assale
l’occhio, mi riprendo per dirle “Perché mi spiavi? Perché l’impero sta andando,
così in forze, a Sudenburg?”, un nodo fatto alla meno peggio ora le chiude la
fasciatura, “Perché la tua vita ad un certo punto è diventata più importante
dello stesso Volkmar, o almeno è quello che avevi scritto nella lettera quando
ti ho trovato per caso svenuto, a proposito, quando ricevi nelle tasche un bel
po’ d’oro non camminare da solo per vie poco battute, non sono riuscita a
impedire che ti rapinassero.”, cominciano a chiarirsi alcune cose “Non hai
risposto alla mia seconda domanda” incalzo, ma parlare sta diventando sempre
più difficile, quei sicari stanno ferendo John e le sue urla risuonano sempre
più forti nella stiva “Renzo, Renzo, ti hanno trascinato fin qui e non sai
nemmeno il perché…” mi accarezza una guancia, la mia ingenuità le ha fatto
cadere i muri che aveva eretto. “…La mia gente ha vissuto per secoli nel timore
reverenziale per le antiche civiltà di Khemri, alcuni di noi ne professavano,
di nascosto, il culto ma nessuno aveva mai avuto le prove che la
Dea Aspide fosse veramente ritornata dal
mondo dei morti veramente” non capisco la maggior parte delle sue parole ma lei
continua “Circa cinque anni fa i califfati confinanti con il nostro non hanno
più mandato notizie, i nostri emissari non sono più tornati quando li abbiamo
mandati ad indagare e poi un giorno all’orizzonte lo abbiamo visto, un’immensa
schiera di guerrieri scheletri, con a capo il più leggendario tra i Re di
Khemri: Settra l’imperituro!” sono stato disponibile ad ascoltare questi
racconti nella speranza di ricevere un po’ di verità, a quanto pare mi ero
illuso. “E io dovrei credere a un Re morto da millenni che torna in vita per
conquistare tutti i califfati d’Arabia?”, lei continua come se non l’abbia
interrotta affatto “Anche io non ci avrei creduto se non fosse che Settra entrò
nel palazzo reale spazzando via ogni resistenza, da quel giorno il nostro
califfato venera Settra e la Dea Aspide
al posto del vostro Sempre Assente Sigmar”, “Sigmar vive nei nostri cuori e nel
nostro ardore” ribatto da sigmarita convinto anche se in vita non ho mai varcato
la soglia di un tempio, “Non è una specie di abominio tornato in vita, il fatto
che vi domini non giustifica la vostra immonda conversione”, il suo sguardo mi
rificca le ultime parole in gola “Pensi esattamente come loro e pensare che ti
ho creduto diverso, Settra non ci domina affatto, la nostra conversione è
sincera ed è proprio questo che fa paura al tuo Volkmar, ora che il più ricco
dei califfati non è più filo-sigmarita, gli equilibri si sono pericolosamente
spostati e lui pensa di poterli risistemare con una nuova crociata, bhè
stavolta sarà diverso…”. Ho troppe cose in testa per farne uscire qualcuna
dalla bocca, guardo verso le urla di John, ogni tanto le si uniscono le urla
dei sicari schiacciati dalla sua pesante mano. “Dobbiamo fermare tutto questo,
Little John non ha ancora danneggiato lo scafo ma potrebbe essere questione di
secondi”, si rialza in piedi, si tiene la spalla “Questo è affar tuo, ti ho già
salvato la vita una volta, ora dimostra che sei capace di fermare interi
eserciti piccolo uomo!”. Phufff, non si vede più niente una pesante coltre di
fumo è esplosa ai piedi di Farida, i soliti trucchetti per scappare, mi ha
piantato proprio ora che non ho idea di cosa fare. “JOHN” cerco di farmi sentire,
ma è una cosa impossibile, un coltello taglia la stoffa del mio pantalone, a
quanto pare sono così numerosi da riuscire a tenere a bada sia il gigante che
me. Non sono un tipo religioso ma questa volta è diverso “Sigmar, tu che hai
portato la speranza nelle situazioni più nere, soccorrimi, mandami un segno!”,
la preghiera esce a voce piena, per alcuni istanti che mi sembrano durare
un’eternità non si sente niente, poi uno sparo, il gigante cade pesantemente
sulla schiena, un altro colpo, poi un altro e un altro ancora dalle travi di
legno cadono a peso morto tre uomini avvolti da lunghi mantelli e coperti in
volto da una maschera a forma di teschio in mezzo a un gruppo di casse
rompendole fragorosamente. “Signor Renzo, spero che lei abbia una buona
giustificazione per tutto questo!”.
Tornare in alto Andare in basso
Vedi il profilo dell'utente
Contenuto sponsorizzato




MessaggioTitolo: Re: DESTINAZIONE SUDENBURG   

Tornare in alto Andare in basso
 
DESTINAZIONE SUDENBURG
Tornare in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Neverending Forum :: Warhammer :: Backgrounds-
Andare verso: